«Danni più gravi ai malati di gruppo A»: Policlinico, svelati i legami coronavirus-sangue

24 Luglio 2020

Articolo del Corriere della Sera del 18 giugno 2020.

Il primo studio internazionale su fattori ereditari e indici di rischi. I pazienti con gruppo zero invece andrebbero incontro a sintomi più lievi. Già gli scienziati cinesi avevano ipotizzato questo legame.

di Sara Bettoni

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I pazienti con gruppo sanguigno A hanno più probabilità di sviluppare forme aggressive di Covid-19, quelli con gruppo zero invece andrebbero incontro a sintomi più lievi. Lo afferma uno studio internazionale a cui hanno collaborato un centinaio di ricercatori italiani, norvegesi, tedeschi e spagnoli e condotto su 1.600 pazienti tra Spagna e Italia. Allo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, hanno contribuito, per l’Italia, Policlinico di Milano, Humanitas University-Istituto Clinico Humanitas, insieme a Università Bicocca-Ospedale San Gerardo di Monza. «Lo studio – sottolineano Stefano Duga e Rosanna Asselta, ricercatori di Humanitas – ha permesso di identificare in modo chiaro i primi loci, ossia le sedi di suscettibilità genetica, in cui risiedono le varianti che aumentano il rischio di sviluppare l’insufficienza respiratoria in Covid-19: una complicanza che si presenta nel dieci per cento dei malati. Queste informazioni saranno condivise con i Paesi ancora in piena emergenza e, in caso di nuovi picchi pandemici, potranno costituire un campanello di allarme».

Spiega Luca Valenti, medico del Centro Trasfusionale del Policlinico: «Con il nostro studio abbiamo stabilito che il gruppo sanguigno è uno dei principali fattori ereditari che predispongono a sviluppare una malattia più grave per il Covid-19. In particolare, il gruppo sanguigno A ha un rischio aumentato di compromissione polmonare severa, mentre chi appartiene al gruppo zero è più protetto». Lo studio porta anche a una seconda conclusione. «Dato che il gruppo sanguigno è ereditario, è possibile dire che è ereditaria anche la predisposizione ai sintomi più gravi per questa malattia».

Già gli scienziati cinesi avevano ipotizzato questo legame. Lo studio fa un passo in più e analizza nei pazienti tutti i marcatori dell’intero genoma, confermando per la prima volta in maniera sistematica che il gruppo sanguigno è uno dei fattori che portano a predire la gravità dei sintomi. Non solo. «Abbiamo identificato un altro cluster di geni — dice Daniele Prati, direttore del dipartimento di medicina trasfusionale ed ematologia del Policlinico —. A loro volta hanno un ruolo, indipendente da quello del gruppo sanguigno». Non è ancora chiaro però il meccanismo con cui questa porzione di codice genetico agirebbe sulla malattia. I risultati della ricerca sono utili a comprendere i meccanismi della malattia. Inoltre, conoscendo questi due fattori sarà possibile prevedere quali persone saranno più suscettibili a complicazioni nel caso di seconda ondata.

In Lombardia, in base al bollettino di giovedì, sono 216 i nuovi positivi, di cui 54 rintracciati dopo l’esito di un test sierologico, 11 sono ospiti di residenze sanitarie e 5 sono operatori sanitari. Si registrano 52 casi nel Milanese, (di cui 18 in città). Si contano altri 36 morti tra gli infetti, 16.516 dall’inizio dell’emergenza.